UNA DETERMINAZIONE SPIRITUALE DEL TEMPO
Di Klaus Hohlfeld
Caro Fritz,
mi chiedi che cosa pensi della tua intenzione di fotografare i tuoi quadri e di raccoglierli in una sorta di catalogo dell’opera, dopo una vita di rinuncia a ogni forma di autopromozione pubblica. Mi domando dunque: quali erano i tuoi moventi e quale la ragione di questa motivazione? Nel 1960 sei andato all’Elba e hai costruito la «tua» casa – quasi senza aiuto esterno. Appena finita, hai costruito due case per gli ospiti, nello stesso modo. Fin dall’inizio sapevi dunque che volevi isolarti in un ambiente di tua scelta, e sapevi che avresti invitato il «mondo» a essere tuo ospite, e non viceversa. Su questa chiarezza delle condizioni da te scelte si è poi costruita la tua vita consapevole. Questa decisione e fermezza non va però intesa – così credo – come una disposizione individuale, ma deve essere vista sullo sfondo storico: la nostra generazione, quella dei nati intorno al 1930, veniva dall’oscurità e da un caotico «nessun luogo». Peggio ancora: quel «nulla», l’orribile epoca hitleriana, non solo ci aveva isolati da tutto e privati di tutto, ma ci aveva anche crudelmente macchiati. Poi la paralisi degli anni del dopoguerra durante la nostra adolescenza, la fame, la mancanza di vita spirituale: nessun maestro. Come ci si orienta in tutto questo, come si arriva a sé stessi?
Hai deciso con chiarezza, molto presto e con grande fiducia nelle tue forze: attraverso un pensiero autonomo, non influenzato, continuo e calmo, ascoltando il proprio fondo e interrogando il mondo; nel tuo caso, il grande panorama di una natura infinita, segnata dal Mediterraneo. L’hai fatto indisturbato e incontrastato dal mondo rumoroso e sempre più grandiosamente agitato delle metropoli. Di fronte a una «grande» natura, davanti a un ampio orizzonte e ai riflessi di spazi azzurri, il tuo cavalletto stava sulle scogliere di quest’isola infinita, e tu cominciavi – a modo tuo – a misurarla.
Quando, intorno al 1970, le nuove idee sociali e le vie individuali di salvezza si ramificarono ovunque, lasciarono le loro tracce anche sull’isola. Come fumo di hascisc, quelle utopie aleggiavano su chi discuteva ed esercitavano il loro incantesimo. Tu eri lo scoglio attorno al quale, nelle estati, vorticavano quelle acque selvagge, prima di rifluire al nord in autunno, non senza esigere vittime e lasciare dietro di sé spiacevoli relitti. Le tue funi d’ancoraggio tennero. La tua rocca, costruita con la tua casa, il tuo giardino, la tua pittura e la volontà di semplicità, rettitudine e affidabilità, resistette all’assalto dello spirito del tempo. Imperturbabile, sei rimasto fedele a te stesso e ai tuoi propositi, dando così un esempio notevole contro tutte le lusinghe, le obiezioni e le tentazioni dell’epoca. Il tuo luogo era e rimase l’Elba.
Nei quadri che dipingevi si vedevano sempre più non solo astrazioni essenziali di una ricca visione morfologica della natura, ma manifestazioni di stati interiori e disposizioni dell’animo che avvincevano. Tra le persone che ti visitavano o erano tue ospiti, molte erano colpite non solo dal tuo modo di affrontare la vita, ma sempre più anche da questi quadri. Grazie alle vendite potevi vivere la tua vita libera e indipendente; il loro riconoscimento e la loro ammirazione ti bastavano per proseguire imperturbabile sulla tua strada: per il pittore ciò significava sottomettersi soltanto alla propria legge, non a quella di un «mercato»; restare nel contesto della natura e non perdersi nei propri stilemi. Tutto questo l’hai deciso con grande chiarezza e l’hai fatto senza compromessi. Come testimonianza delle tue riflessioni resta un’opera in cui le fatiche della vita si sono trasformate in arte. Nei quadri questi processi sono diventati visibili come un’autonoma corrispondenza di forme, che trasmuta gli stimoli sensoriali di una concreta situazione paesaggistica in un esempio di «natura» nel senso più ampio: una natura colta non dall’esterno, ma a partire dalla sua potenza costitutiva, dalle sue forze creatrici.
Queste forze, che nel gioco delle apparenze esercitano su di noi un effetto così benefico e toccante, sono fissate attraverso processi pittorici di creazione che a esse corrispondono e che, al di là della semplice raffigurazione, mostrano la creazione della natura dall’interno: il suo divenire a partire dalla forma. E poiché la comprensione del nesso naturale si manifesta in pittura sempre nell’uso dei mezzi, cioè nella tecnica, l’antica tecnica mista di imprimitura a tempera e velatura sotto lo strato finale di vernice trova una prosecuzione logica e del tutto autonoma nelle superfici di questi quadri.
Quanto questa forma pittorica sia elaborata in modo indipendente da ogni contemporaneità lo dimostra il fatto che questo mondo non appare modellato dall’esterno, ma scagliato verso l’alto da forze vulcaniche dalle grandi profondità: non posto nella luce, ma creato dalla luce.
La gioia che si prova nel guardare non è tanto la gioia dell’occhio per l’apparenza, quanto una gioia dello spirito e della comprensione di un essere che è vero, possente e bello.
È del tutto comprensibile che tu voglia ora raccogliere e presentare questo progetto di mondo come contributo a una determinazione spirituale del tempo.
Non vi vedo né un tradimento né una deviazione dal cammino; ai miei occhi, anzi, la struttura della tua vita trova così la sua forma logica e conclusiva, e ciò che ti ha mosso – una buona fine.
Mi congratulo con te di cuore.
Berlino, novembre 2002 · Klaus Hohlfeld (pittore)